»» Le certificazioni di italiano livello A2 e la carta di soggiorno: tra competenze e burocrazia

Dal report del Centro studi Idos emerge che in Toscana la presenza di immigrati  è stabile, anche perché nel 2016 quasi 14.500 stranieri hanno ottenuto la cittadinanza italiana.

La Toscana quindi con il 10,7% di incidenza è due punti sopra la media nazionale, mentre la presenza di richiedenti asilo rimane limitata. Ogni 100 residenti in Toscana 56 sono europei, 23 asiatici, 14 africani e 7 americani. Alla fine del 2016, il 9,3% in più rispetto all’anno precedente. Anche senza la riforma del diritto di cittadinanza, ferma in Parlamento, continua a crescere pure in Toscana il numero dei nuovi italiani: in appena dodici mesi, infatti, è già stato superato il record raggiunto nel 2015 con 13.159 acquisizioni di cittadinanza da parte di immigrati residenti nel territorio regionale, un dato mai raggiunto fino a quel momento e pari a quasi il doppio (+81,8%) rispetto ai 7.240 del 2014. La tendenza assume una rilevanza particolare se si considera che, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di acquisizioni per naturalizzazione, una modalità di ottenimento della cittadinanza italiana che presuppone almeno dieci anni di residenza nel territorio nazionale.

È uno dei dati riferiti alla Toscana contenuti nel Dossier Statistico Immigrazione 2017, il volume realizzato dal Centro Studi Idos e presentato pubblicamente al Dipartimento di storia, archeologia, geografia, arte e spettacolo di Firenze (e in contemporanea a Roma e in tutte le altre regioni d’Italia) il 26 ottobre, nel corso di una tavola rotonda aperta dal direttore del dipartimento Stefano Zamponi con interventi, oltre che dei redattori del Dossier, anche della professoressa Debora Spini della Syracuse University, dell’assessore regionale Vittorio Bugli, del presidente del Centro studi africani Pape Diaw e dei geografi dell’Università di Firenze Laura Cassi e Fulvio Landi.

Nel dettaglio, in valore assoluto, il numero maggiore di nuovi italiani ha interessato la provincia di Firenze (3.815 acquisizioni di cittadinanza), seguita da Arezzo 2.035 e Siena (1.558). In termini percentuali, però, l’incremento più significativo è stato quello di Livorno (+30,4%), seguita da Grosseto (+20,8%) e Prato (+17,8%). Eccezion fatta per Firenze (-1%) e soprattutto Massa Carrara (-32,6%), comunque, nel 2016 in tutte le province si è verificato un aumento delle acquisizioni di cittadinanza. È anche per questo, e non solo per le conseguenze delle crisi, peraltro, che il ritmo d’incremento degli immigrati residenti in Toscana ha conosciuto una flessione rispetto al periodo precedente alla crisi economica: gli stranieri iscritti nei registri anagrafici dei comuni della regione, infatti, alla fine dell’anno sono stati 400.370, appena l’1% in più rispetto ai 396.219 del 2015.

Eppure il sia pur contenuto aumento dell’1% è un incremento significativamente superiore sia a quello registrato nel 2015 (+0,2%) che all’incremento medio nazionale (+0,4%) ed è la conseguenza del  processo di radicamento e stabilizzazione che non ha conosciuto sosta nemmeno negli anni più difficili – spiegano i redattori del Dossier –, testimoniato in modo chiaro dai 5.424 nuovi nati da coppie straniere nel corso del 2015, bambini figli d’immigrati, stranieri solo dal punto di vista giuridico.

Complessivamente, comunque, la Toscana si conferma una delle grandi regioni d’immigrazione d’Italia: i cittadini stranieri residenti, infatti, sono pari al 10,7% della popolazione regionale, un’incidenza superiore di oltre due punti a quella media nazionale (8,7%), che raggiunge il valore più alto a Prato, provincia in cui è immigrato un residente su sei (16,6%), e Firenze (12,8%), ma si mantiene al di sopra della media nazionale anche a Siena (11%), Arezzo (10,6), Grosseto (10,1), Pisa (9,8) e Pistoia (9,4).

Nonostante la crisi, continua ad avere dimensioni significative anche il fenomeno dell’imprenditorialità straniera. Secondo i dati delle Camere di commercio, infatti, le imprese con titolare straniero sono 53.578, pari al 12,9% del totale regionale. L’incidenza delle imprese «immigrate» in Toscana è decisamente più alta rispetto a quella nazionale (9,4%) e soprattutto in continua crescita. Rispetto all’anno precedente, nel 2016 si è registrato un aumento del 2,7%, mentre dal 2011 al 2016 l’incremento è del +17,7%. Dal punto di vista territoriale, Firenze da sola è la sede di circa un terzo di esse (31,5%), seguita da Prato (17,0%), Pisa (10,1%), Lucca (7,9%), Arezzo (7,3%), Pistoia (6,8%), Livorno (6,6%), Massa-Carrara (4,6%), Siena (4,2%) e Grosseto (4,1%). Guardando all’incidenza, però, Prato si conferma la provincia dove l’imprenditoria straniera è più rilevante: ben il 27,2% delle imprese sono infatti a titolare straniero.

In questo panorama prende particolarmente spazio e significatività la Certificazione di conoscenza della lingua italiana di livello A2.

Una grande operazione di uniformare i criteri di valutazione con la certificazione CLIQ promossa dagli enti certificatori Università per Stranieri di Siena (certificazione CILS), Università per Stranieri di Perugia (Certificazione CELI), Università UniTRE Roma (certificazione CertIT) e Società Dante Alighieri (certificazione PLIDA) hanno avuto un relativo riscontro nella pratica. Gli esami risultano comunque avere modalità di somministrazione, valutazione e validazione diversi. Per fare un esempio, nelle certificazioni CILS e CELI, se il candidato fallisce in una o più abilità, deve ripetere la prova solo per quella abilità. Per la certificazione CertIT invece la prova o è superata completamente o non lo è affatto.

Questo crea una disparità che si va ad aggiungere al fatto che gli immigrati non hanno in generale la necessità di scrivere in italiano mentre la prova di scrittura fa parte di una delle prove di verifica e quindi vincola il superamento dell’esame. Per quanto esistano prove di esame indirizzate agli immigrati, nella realtà pratica le competenze che nella vita quotidiana sviluppano maggiormente sono quelle orali e di lettura, relativamente sempre ai loro ambiti di interesse.

Inoltre richiedere ad un immigrato la conoscenza della lingua italiana di livello A2 e poi dargli durante il test dei comandi di difficile comprensione e realizzazione (sto pensando al Foglio delle Risposte di non facile compilazione).

Ovviamente la nostra posizione di educatori e formatori è quella di obbligare gli immigrati a frequentare un corso per un numero minimo di ore almeno prima di affrontare l’esame che porterà all’ottenimento della certificazione e a sua volta della carta di soggiorno e anche della cittadinanza.

Sembra infatti necessario che gli stranieri abbiano una formazione linguistica per poter affrontare le incombenze della vita quotidiana e un test di livello così basso, che verifica solo alcuni elementi in uno spazio molto breve, non offre garanzie in questo senso.

Infatti l’Istituto linguistico Mediterraneo ha un corso aperto e gratuito tutti i giovedì sera in cui gli studenti/candidati possono partecipare per tutto il tempo che vorranno e comunque fino all’ottenimento della certificazione di livello A2 e speriamo oltre.

27/01/2018

 

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