»» Indagine sulla situazione dell’immigrazione in Provincia di Pisa

I dati relativi alla presenza di immigrati  sul territorio italiano mostrano un fenomeno in costante crescita a livello locale e nazionale: in base al “Dossier Statistico Immigrazione 2003” della Caritas, la popolazione straniera regolare in Italia è passata da 1.675.000 unità (inizio 2002) a 2.395.000 unità (inizio 2003), includendo tutti i soggiornanti regolari e le persone che aspettano di essere regolarizzate.
Secondo il “Dossier Statistico Immigrazione 2009” elaborato da Caritas/Migrantes «l’Italia oltrepassa abbondantemente i 4,5 milioni di presenze: siamo sulla scia della Spagna (oltre 5 milioni) e non tanto distanti dalla Germania (circa 7 milioni)».  Prevale nel nostro Paese la presenza di immigrati di origine europea (53,6%, per più della metà da Paesi comunitari). Seguono gli africani (22,4%), gli asiatici (15,8%) e gli americani (8,1%).
In base al Rapporto sulla situazione sociale nella Provincia di Pisa, “nella realtà provinciale pisana, l’immigrazione è cresciuta con tassi di incremento notevoli, specialmente in Valdarno dove gli immigrati hanno trovato la possibilità di inserimento lavorativo all’interno dell’industria conciaria.”.


Nonostante la crisi economica abbia fortemente colpito l’indotto del Valdarno, i dati statistici del Dossier n°6 della Provincia di Pisa (situazione al 2010)  rilevano un aumento del tasso di crescita migratoria di stranieri nella Provincia di Pisa  del 79,2%. Nel Valdarno Inferiore su una popolazione di 67.051 residenti l’11% è rappresentato da stranieri di cui il 46,4% sono femmine e il 53.6% maschi. Di questi circa la metà sono adulti.
I dati locali rispecchiano una tendenza nazionale che, negli ultimi anni, si è stabilizzata: l’incidenza femminile rispetto al totale degli immigrati è più alta nel caso di persone di provenienza europea e supera quella degli uomini se l’immigrazione è dovuta a motivi di ricongiungimento familiare. In base ai dati statistici della Provincia di Pisa, la percentuale di donne straniere presenti sul territorio è aumentata in maniera consistente negli ultimi dieci anni. Si nota inoltre che la maggioranza delle donne iscritte al Centro per l’Impiego non possiede né qualifica professionale né titolo di studio.

La necessità di inserimento e integrazione è ormai una realtà sociale  a livello nazionale  ma in particolare in zone a forte immigrazione come tutto il bacino della Valdera -Valdarno.
L’apprendimento della lingua italiana gioca un ruolo fondamentale in un processo di integrazione attiva ed esercizio della cittadinanza. L’apprendimento di una lingua infatti comporta non solo saper usare le strutture linguistiche per la comunicazione ma anche comprendere la visione del mondo e la cultura di quella comunità linguistica.
Per gli immigrati, inoltre,  integrarsi in un paese straniero può essere facilitato o reso molto difficile dalla capacità di affrontare il nuovo mondo, non solo riuscendo a farsi capire  o meno ma anche esprimendo con la comunicazione linguistica se stessi, la propria persona ed il proprio patrimonio culturale. La padronanza efficace ed approfondita dell’italiano come lingua seconda facilita il contatto interpersonale, l’incontro e scambio tra culture diverse (non solo quella di accoglienza) e l’esercizio  del diritto di cittadinanza nell’approccio con le istituzioni, gli uffici pubblici,  l’inserimento nel mondo del lavoro e nella scuola.

Per quanto riguarda il mondo del lavoro la crescente immigrazione va in parallelo con il calo demografico e con l’aumento degli italiani in età pensionabile, cosa che comporta una aumento del numero di lavoratori immigrati in Italia, vista soprattutto la carenza di manodopera in certi settori professionali. L’esigenza di una qualifica professionale degli immigrati o del riconoscimento della qualifica professionale già posseduta diventa sempre più forte e può essere affermata solo con una discreta conoscenza della lingua italiana sia per l’accesso al posto di lavoro sia come garanzia di sicurezza sul lavoro.
Una formazione più qualificata deve anche garantire le pari opportunità alla componente femminile (oggi quasi la metà) della popolazione immigrata.
Fornendo alle donne una competenza linguistica adeguata, si facilita la possibilità di accedere a corsi di formazione professionale o comunque di orientarsi nella ricerca di un lavoro. L’aumento recente dei ricongiungimenti familiari ha contribuito alla crescita della popolazione femminile immigrata e ha associato la donna extracomunitaria a un ruolo preciso interno alla famiglia: la cura della casa e dei bambini. Una prima difficoltà per la frequenza ai corsi di lingua  italiana è data dalla mancanza di un sistema gratuito di assistenza ai figli in età scolare e prescolare in orario serale.
Il fenomeno migratorio ha riflessi notevoli anche nel mondo della scuola: l’aumento progressivo, negli ultimi anni, del numero di alunni stranieri rappresenta un dato di grande rilevanza che rende le scuole italiane centri nevralgici per l’accoglienza e  l’ integrazione. Sempre secondo il “Dossier statistico Immigrazione 2009” «più di un quinto della popolazione straniera è costituito da minori (862.453), 5 punti percentuali in più rispetto a quanto avviene tra gli italiani (22% contro 16,7%) […]. Gli alunni figli di genitori stranieri, nell’anno scolastico 2008/2009, sono saliti a 628.937 su un totale di 8.943.796 iscritti, per un’incidenza del 7%. L’aumento annuale è stato di 54.800 unità, pari a circa il 10%. L’incidenza più elevata si registra nelle scuole elementari (8,3%)».
Il “Dossier”  fa notare che comunque   «si tratta di alunni “stranieri” per modo di dire, perché quasi 4 su 10 (37%) sono nati in Italia e di questo Paese si considerano cittadini; e il rapporto sale a ben 7 su 10 tra gli iscritti alla scuola dell’infanzia».
Si tratta in definitiva di un fenomeno complesso ma che può costituire una risorsa nella sua tensione fra identità e differenza e che fa già parte della storia di  altri paesi europei come Francia, Gran Bretagna e Germania.
I diversi soggetti educativi presenti sul territorio hanno la responsabilità di perseguire obiettivi come il raggiungimento della consapevolezza del patrimonio di storia e civiltà europee, l’incontro costruttivo  con altre culture e modelli di vita insieme alla garanzia a tutti i cittadini, italiani e non, di offrire una reale esperienza di apprendimento e di inclusione sociale.

Nel Valdarno Inferiore si rileva la percentuale più alta degli alunni stranieri nell’istruzione di base rispetto alle altre aree della provincia di Pisa.  Infatti in alcune scuole superiori il numero di studenti stranieri raggiunge  il 25% degli iscritti.
La sempre maggior presenza di minori stranieri nelle nostre scuole implica la necessità per il sistema scolastico italiano di aprirsi alle esigenze di una scuola sempre più multiculturale e di contribuire ad una piena integrazione degli alunni stranieri e delle loro famiglie nella nostra società. Inoltre il loro inserimento comporta decisioni diverse, di tipo burocratico, organizzativo, relazionale, comunicativo, didattico. La necessità di interrogarsi sui bisogni degli alunni stranieri significa anche interrogarsi sull’organizzazione scolastica e didattica per tutti, sui contenuti, sulle modalità comunicative adottate, sull’educazione linguistica e sullo sviluppo del linguaggio, sulla relazione con l’altro, sui rapporti tra scuola e territorio.
La presenza di alunni stranieri può quindi diventare un’occasione per ripensare e rivedere stili e modalità educative, per arricchire la proposta educativa grazie all’attenzione ai nuovi bisogni e al confronto con le differenze.
Gli alunni stranieri hanno al tempo stesso bisogni uguali e differenti rispetto ai loro coetanei italiani ma sono anche alle prese con urgenze e sfide specifiche come l’apprendimento linguistico in italiano L2, l’adattamento e ri-orientamento rispetto allo spazio, al tempo, alle regole esplicite ed implicite del nuovo ambiente, al “radicamento” in due diversi orizzonti culturali.

Conclusioni
L’analisi della struttura socio-economica contenuta nel Rapporto sulla situazione sociale nella Provincia di Pisa  e i Dossier della Caritas indicano un sistema in graduale trasformazione nelle sue componenti strutturali, che si riflettono da una parte sulle dinamiche interne alla configurazione socio-economica, dall’altra nel consolidamento di processi di cambiamento demografico – molti dei quali risultano condivisibili in tutte le  province della Toscana. Le direzioni di questo cambiamento strutturale sono molteplici: ciò non impedisce la possibilità di rintracciare tratti comuni e uniformità nell’area provinciale.
In particolare, si assiste a un graduale quanto deciso movimento verso la terziarizzazione dell’economia soprattutto nelle aree urbane e ad alta densità demografica. Tuttavia, vi sono aree in cui si conserva un forte legame rispetto ad ambiti produttivi consolidati come quello manifatturiero – in Valdarno e nella Valdera – mentre nella zona pisana si nota la persistenza del settore commerciale e dei servizi tradizionali oltre che lo sviluppo del terziario innovativo (in campo informatico e finanziario).
Un dato socio-economico piuttosto interessante riguarda l’incidenza femminile nella popolazione attiva che, soprattutto nei settori tradizionali, è minoritaria rispetto a quella maschile: nel contempo, però, il dato è in costante aumento, soprattutto con riferimento agli ultimi dieci anni. Bisogna sottolineare come l’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro costituisca uno dei fattori più importanti di cambiamento nella struttura sociale.
L’impatto sociale dei fattori economici fin qui analizzati deve essere valutato in rapporto ai dati sulla situazione demografica: la tendenza più evidente nell’andamento demografico della provincia pisana e, in generale, di quello toscano (e italiano), è quella relativa al rapido invecchiamento della popolazione residente. Questo processo costituisce un elemento strutturale della realtà sociale della Provincia di Pisa, sebbene si possano individuare aree di differenziazione del fenomeno: infatti nell’area pisana è il comune capoluogo a far registrare il tasso più elevato di vecchiaia, mentre la particolare configurazione territoriale e socio-economica del Valdarno e della Valdera, favorisce l’insediamento di famiglie con coppie giovani e di immigrati i quali, anche a seguito dei numerosi ricongiungimenti familiari che hanno recentemente interessato quest’ultima categoria, contribuiscono ad incrementare la presenza della popolazione di età media più bassa.
Concludendo, la presenza di donne e uomini immigrati costituisce un importante fattore di dinamismo sociale. Bisogna integrare realmente questa presenza nel territorio, realizzando un processo di formazione alla base del quale si colloca necessariamente l’apprendimento della lingua italiana come L2.
Gli interventi formativi che interessano il livello linguistico della comunicazione, coinvolgono un vasto orizzonte di obiettivi volti a ridurre il disagio e favorire i processi di socializzazione a livello territoriale.

27/02/2012

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